Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo - Tomo XII by J.C.L. Simondo Sismondi

Storia delle repubbliche italiane dei secoli di mezzo - Tomo XII by J.C.L. Simondo Sismondi

autore:J.C.L. Simondo Sismondi [Sismondi, J.C.L. Simondo]
La lingua: ita
Format: epub
pubblicato: 2013-11-11T23:00:00+00:00


Il maresciallo di Giè, giunto a Fornovo, a così piccola distanza da un'armata tanto superiore di forze alla sua, spedì al campo nemico un trombetta, che chiese il libero passaggio per l'armata del suo re e vittovaglie a moderati prezzi. In pari tempo Giè incaricò alcuni corpi avanzati di riconoscere il paese nemico, ma vennero respinti dagli Stradioti. In quel giorno i capitani italiani perdettero l'occasione più opportuna di distruggere l'armata francese. Se attaccavano la vanguardia, che in allora si trovava lontana più di trenta miglia dal corpo di battaglia, l'avrebbero facilmente disfatta; ma essi non conobbero la forza, o la distanza che separava i due corpi, e lasciarono il tempo a Carlo VIII di arrivare coll'artiglieria e con tutte le sue genti[342].

Anche dopo l'unione di tutta l'armata, la Francese era più debole assai di quella degli alleati. Carlo VIII l'aveva sconsigliatamente indebolita, staccandone varj corpi; il Comines non gli dà che nove cento uomini d'armi, comprendendo anche la casa del re, due mila cinquecento Svizzeri, ed in tutto sette mila uomini pagati. Ma potevano esservi di più mille cinquecento uomini capaci di combattere, che seguivano il treno della corte come servitori; onde il Comines soggiugne: «Il conte di Pitigliano, che gli aveva contati meglio di me, diceva che in tutto eranvi nove mila uomini, e me lo disse dopo la nostra battaglia di cui si parlerà[343];» e non era che il quarto dell'armata italiana. Inoltre la mancanza dei viveri nel passaggio della montagna e la sostenuta fatica avevano spossati i Francesi; e per ultimo l'armatura e l'inusitata maniera di combattere degli Stradioti loro inspiravano qualche terrore.

Il re giunto a Fornovo la domenica, 5 luglio, verso il mezzogiorno, scoprì dall'altura ch'egli occupava il campo nemico come il suo. Stavano ambidue sulla destra sponda del Taro, fiume che scende dalle montagne di Genova per scaricarsi nel Po. Per proseguire il loro viaggio i Francesi dovevano passare sulla sinistra del Taro; ma il marchese Gonzaga, invece di occupare quella riva, aveva stabilito di accamparsi dalla stessa banda che i Francesi, ed alquanto più basso, presso Oppiano, onde conservare una facile comunicazione con Parma, ed impedire ai Francesi di gettarsi in questa città. Le colline, disposte in forma d'anfiteatro, lasciavano tra esse ed i due campi un largo piano coperto di ghiaja, e che serviva talvolta di letto al torrente, ma di cui non occupava ordinariamente che una piccola parte. Potevasi sempre guadare, quando non veniva ingrossato con estrema rapidità dalle piogge delle montagne; ma in allora volgeva grossi massi di pietra con grandissimo fracasso, e rompeva ogni comunicazione tra le due sponde. Una piccola foresta stendevasi sulla destra del Taro dal campo veneziano fino a breve distanza dal campo francese, e cuopriva gli Stradioti, quando si avvicinavano per scaramucciare[344].

I Francesi avevano in Fornovo trovate molte vittovaglie, di cui avevano estremo bisogno; ma perchè inclinavano a credere gl'Italiani capaci di ogni sorta di perfidia, temettero per qualche tempo che que' viveri fossero avvelenati, e non osarono di valersene, finchè non gli ebbero più oltre sperimentati coi loro cavalli.



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